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Il mio mestiere sa rendermi felice.

Cosa vi rende felici?

Parlo della felicità vera, quella che ti fa stare bene non per un solo attimo, ma per giorni, settimane, mesi. Se in questo momento foste felici mi rispondereste al volo, senza pensarci. Se ci dovete pensare, beh… credo che dobbiate ripensare un attimo a ciò che fate, a chi frequentate, a come passate il vostro tempo libero. A me, in questo momento, rende felice il mio mestiere. L’ho sempre amato. L’ho scelto. Talvolta però, sa regalare anche piccole delusioni. Questa volta no. Che cosa è successo?

È successo che dopo tre stagioni di assenza sono tornato a lavorare per Colorado, il programma comico di Italia 1. È la mia undicesima edizione personale, un bel traguardo. Nel gruppo autorale ho ritrovato pochissimi colleghi del passato e, ovviamente, un nutrito numero di autori con cui non avevo mai collaborato prima. Sono stato accolto benissimo, sia da chi conoscevo già, che dai nuovi colleghi. E adesso che entriamo nella settimana di registrazione dell’ultima puntata, lo posso dire: che figata di gruppo autorale! Tra di noi c’è collaborazione, stima e complicità. Ci divertiamo a inventare sketches e a scrivere battute, ci si aiuta e ci si confronta. Si lavora per il bene del programma, sempre e solamente per quello. E i risultati si vedono, sia in termini di ascolti (n.d.a. : è curioso che vengano chiamati così i numeri che quantificano il numero di spettatori che vedono un programma) che per il clima che si respira durante le prove e le registrazioni. Torno a casa stanco ma felice. Felice! Ecco, lo ribadisco: in questo momento il mio mestiere mi rende felice. Un grazie di cuore ai miei colleghi, al cast e alla Produzione. Ciò che facciamo insieme è davvero bello. Sappiatelo.

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Un giovedì sera, a Milano.

Ieri sera ho assistito a una presentazione letteraria fuori dal comune, ma talmente coinvolgente che vorrei fosse la normalità in tema di presentazioni. Alle presentazioni letterarie spesso ci si annoia un po’, no?
Il libro protagonista della serata era Back to Black di Andrea Carlo Cappi, un autore che non ha bisogno di presentazioni nel mondo del giallo e del noir italiano, e che da circa un anno posso vantare tra le mie conoscenze visto che pubblichiamo con lo stesso editore. Sì, Back to Black è edito da Cordero Editore.
La location della presentazione è stata il Balubà di via Carlo Foldi, a Milano, che da diversi anni ospita i giovedì noir del fenomenale Andrea G. Pinketts. La serata di ieri rientrava in questo storico appuntamento del giovedì e quindi Pinketts ne è stato il padrone di casa. Interessante, coinvolgente, con picchi di genialità e mai banale, lo scrittore milanese ha raccontato il libro di Cappi con una passione che forse non userebbe nemmeno per proporre un suo libro. Il duo Cappi e Pinketts è collaudato, e il loro affiatamento ha reso la serata davvero unica, una di quelle occasioni in cui pensi di aver fatto davvero bene ad uscire di casa. Citazioni, aneddoti e letture si sono alternate alla leggerezza di un mito della scena underground del cabaret milanese: Zac. Armato di chitarra e leggìo, il cabarettista ha coinvolto il pubblico presente con le sue canzoni giocose e irriverenti.
Un’ora e mezza di show, insomma. Non è mancato il momento firma copie, e non è mancata la firma di Cappi sulla copia che ho portato via con me.
Non ho ancora iniziato a leggerlo, ma lo farò presto perché questo è il secondo capitolo di questa giovane saga dedicata a Black: un investigatore privato senza licenza che opera a Magaluf, una località situata nella comunità autonoma delle Baleari. Il libro precedente, Black and Blue, mi entusiasmò al punto che una volta terminata la lettura scrissi di getto, sulla mia pagina Facebook, questa recensione:

In periodi come questo, in cui il lavoro mi porta via l’intera giornata, ritaglio in testa e in coda al riposo dei giusti il tempo per dedicarmi al prossimo libro. Davvero ritagli di tempo, di durate inconsistenti come la mezz’ora per rileggere un capitolo e aggiustare virgole e sinonimi, o un po’ più robuste che mi permettono di scrivere snodi e mettere a punto i dialoghi. Ho una tabella di marcia, inderogabile. Non posso distrarmi. Non devo distrarmi. Però, poi mi capita di incontrare qualcosa che mi porta fuori dai binari della severità del ruolino di marcia che mi sono imposto. Nell’ultimo periodo mi è capitato con “Black and Blue” di Andrea Carlo Cappi. Tutto è iniziato con due-tre pagine la sera tardi, prima di prendere sonno. Negli ultimi giorni mi sono però infilato nel tunnel noir dipinto da Cappi e l’ho percorso tutto, fino a che non ho visto la luce. Mi sono affezionato al suo Toni Black e l’ho accompagnato nelle sue indagini, l’ho aiutato nelle scazzottate e ho condiviso con lui ottimi sigari. Come si fa con i buoni amici, non ho fatto pensieri sulle sue donne. Sia che fossero quelle di una sola settimana, sia che fosse quella della vita. Per fare tutto ciò però, ho abbandonato la mia storia. Stasera la riprenderò in mano, e mi rimetterò al fianco del mio protagonista. Spero solo non sia offeso per questa mia assenza. Giustificata.

 

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